LA PERFETTA SIMMETRIA DELLE COSE: IL RACCONTO DELLA BAMBINA – RITRATTI

LA PERFETTA SIMMETRIA DELLE COSE: IL RACCONTO DELLA BAMBINA – RITRATTI

di Giampaolo Salvatore

Il papà una volta le ha spiegato che spesso le regole che la vita le presenterà non saranno logiche, per cui è meglio abituarsi da subito…

La bambina si lega sempre i capelli subito prima di apparecchiare la tavola. Tiene l’elastico tra le labbra, mentre le mani formano la coda di cavallo. La stessa sequenza di gesti rapida e decisa di quando avrà trent’anni. Di solito dispone prima i bicchieri. I bicchieri sono la misura del resto.

Se li metti nella posizione giusta, il resto viene da sè. Il piatto piano – posto sotto, concentricamente, a quello fondo – deve sfiorare con la sua linea la circonferenza di vetro del bicchiere. Chi guarda dall’alto, deve avere la propria attenzione catturata per un attimo dal perfetto equilibrio dei cerchi. Un po’ come i cerchi delle Olimpiadi, ma senza compenetrazione reciproca. Poi le posate, la loro distanza dai piatti calcolata con precisione grazie ai quadrati disegnati sulla tovaglia (le tovaglie, se è necessario, hanno sempre quadrati disegnati). Il tovagliolo, le piace metterlo nel bicchiere, avvoltolato come ha visto fare al ristorante. Quando la bambina ha riprodotto l’identico effetto del ristorante per la prima volta, ha spiato con la coda dell’occhio la reazione del papà. A lui è piaciuto molto. Lei si è sentita felice. Lui le ha chiesto di farlo sempre. Lei si è sentita ancora più felice.

Il papà lavora fino a ora di cena nello studio dotato di un’entrata indipendente. La bambina sa che può chiamarlo con l’interfono solo in casi di vera emergenza. Deve muoversi piano, non fare rumore mentre gioca. O, come adesso, mentre apparecchia la tavola. Le pareti dello studio sono insonorizzate, ma la regola vale lo stesso. Il papà le ha detto una volta che spesso le regole che la vita le presenterà non saranno logiche, per cui meglio abituarsi da subito. A lei è piaciuto molto quel discorso. Non tanto il contenuto, che non ha capito bene, quanto l’impressione che il papà le parlasse per la prima volta come una persona più grande.

La mamma, quando non è nella sua camera alla scrivania, a correggere i compiti dei suoi alunni o su Facebook, è fuori. In palestra, a fare spinning o zumba, di solito uno dopo l’altro. La bambina ha imparato che quando torna dalla ginnastica, almeno tre volte alla settimana, capita più spesso che la baci e le faccia i complimenti per come tiene in ordine la sua stanza e apparecchia la tavola. Stasera non è andata in palestra. Mentre dispone i bicchieri, alla bambina arriva, un po’ ovattata ma non abbastanza da coprirne la concitazione, l’irritazione, una frase che la mamma dice, incalzante, al telefono:

«Come lo sei venuta a sapere? Ne parli come di una cosa certa. Ne sei sicura?»

La bambina capisce che la mamma sta parlando con la sua amica preferita, che insegna nella stessa scuola e che è venuta parecchie volte a trovarla a casa. Sa che mentre la mamma insegna matematica, anche se una matematica un po’ più difficile di quella che sta studiando lei, quest’altra signora insegna storia, anche se una storia un po’ più difficile di quella che sta studiando lei. Poi il volume della voce si abbassa, come se la mamma stesse facendo uno sforzo per contenerla.

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