Il ruolo dell’attivazione comportamentale

Il ruolo dell’attivazione comportamentale

Il ruolo dell’attivazione comportamentale

 di Giancarlo Dimaggio

 

Anni fa si dibatteva se togliere dall’acronimo SITCC una C, quella di comportamentale. Io, in origine costruttivista kelliano ero tra i fieri sostenitori della proposta. Quante cavolate si pensano nella vita. Come dire: ci ho ripensato. Alla luce dell’importanza degli aspetti taciti/procedurali(impliciti) degli schemi che guidano disfunzioni e maladattamento nelle relazioni, e del paradigma della cognizione incorporata, la parte comportamentale della terapia diventa indispensabile. Non si tratta naturalmente del comportamentismo amentalista degli albori, ma di un’idea di mente in cui l’azione è la parte che svela quali cognizioni e affetti hanno più peso. Detto semplicemente: un paziente con disturbo evitante di personalità può dire “tendo a temere il giudizio e mi vergogno all’idea che gli altri pensino che sono un incapace, ma ora mi rendo conto di questo e ci sorrido su”. Sembra che abbia acquisito capacità di distanza critica/defusion/differenziazione. Poi gli si chiede: “Ma ci va all’università? Ha cercato lavoro? Ha provato a invitare una ragazza a uscire?” “Io? No no per carità, queste cose non le faccio”. Che significa? Che la capacità di distanza critica a livello cognitiva non valeva niente, e che la vera cognizione era quella che antecedeva il comportamento di evitamento. E senza un’esposizione comportamentale quello schema non si infrangerà mai.

Mi sono detto più volte negli ultimi anni che è necessario considerare la componente comportamentale uno degli aspetti indispensabili di una psicoterapia integrata. Dovrebbero adottarla cognitivist, psicoterapeuti umanisti, psicanalisti, e questa componente dovrebbe essere rilevante in tutte le patologie. Allora con il mio collega Golan Shahar siamo partiti dall’attivazione comportamentale, noto trattamento efficace per la depressione. E l’abbiamo proposta come aspetto di un trattamento integrato della psicoterapia, in vari modelli e per vari disturbi: depressione (ça va sens dire), ansia, dolore cronico, disturbi di personalità di vario tipo, psicosi. Ne è venuto fuori questo numero della rivista Psychotherapy (dell’American Psychological Association – IF 2.57) appena uscito

http://psycnet.apa.org/PsycARTICLES/journal/pst/54/3

Tra gli articoli, oltre alla introduzione che ho scritto con Shahar, vedi abstract alla fine, un single case su attivazione comportamentale in salsa TMI tratto dallo studio di efficacia che abbiamo condotto in Australia. Un altro modo per il cognitivismo italiano di fare sentire la propria voce all’estero.

“Behavioral activation is an effective treatment for depression, based on targeting deprivation of positive rewards. It becomes more and more evident that many forms of mental disorders and psychological suffering involve reduction of goal-driven and pleasant activities. This reduction leaves negative mental states free to take the center of consciousness, without being counterbalanced by positive feelings, memories, and experiences of agency, self-efficacy, competence, relaxation, energy, and satisfaction. Reduced activity can be found in disorders ranging from chronic pain to personality disorders and schizophrenia. We believed that the time was ripe to reason that behavioral activation, more than a treatment in itself, can be considered a fundamental mechanism of change in the psychotherapy for a wide range of dysfunctions, irrespective of the clinician’s preferred orientation. In this special section, authors from diverse orientations describe how they integrate behavioral activation in their clinical practice, while providing rich and detailed clinical illustrations. We reflect that behavioral activation needs to be implemented in many forms of psychotherapy and for a wide range of disorders. Moreover, it has the potential to make treatment faster and maximize outcomes, as long as it is delivered under careful consideration of the therapy relationship. (PsycINFO Database Record (c) 2017 APA, all rights reserved)”

E poi, il lavoro su attivazione comportamentale e esperimenti comportamentali, si integra con le altre tecniche, molte basate sulla riattivazione emotiva in seduta, sul ritorno all’esperienza e sul cambiamento dal basso verso l’alto, dagli stati somatici ed emotivi a quelli cognitivi. Usando immaginazione guidata col rescripting, gioco delle due sedie, role-play.
Per dire, una tipica seduta TMI può andare così:

Il paziente ricorda una scena passata: “Chiesi a mia madre di smettere di fare i compiti e andare a giocare a pallone. Mi rispose con lo sguardo, uno sguardo feroce, non disse neanche una parola”.
IMAGERY: “come si sente di fronte a quello sguardo?” “Annullato?” “Che emozione è?” “Impotenza, e anche vergogna come se avessi detto una cosa senza senso”.
RESCRIPTING: “Provi a dire a sua madre lì di fronte a lei: giocare a pallone mi piace, sono un bambino, è normale” “Mamma, io voglio giocare a pallone, voglio stare con gli amici” “Come si sente ora?” “Meglio, sollievo, anche un po’ di rabbia”. Finito il rescripting, MODULAZIONE CORPOREA: “Allora, si ancori alla sensazione che ha appena sperimentato, presti attenzione al petto, ai muscoli, alla distensione che sta sperimentando.
ESPERIMENTI COMPORTAMENTALI Con questo in mente, proviamo a programmare di accettare l’invito alla festa che le hanno fatto o a contattare quell’amico con il quale vorrebbe andare in palestra superando la vergogna?.
In TMI oggi la terapia la immaginiamo in gran parte come una sequenza di processi organizzati più o meno in questo modo.