Rock and Resilienza sulla poltrona del terapeuta: tecniche di relazione in TMI per transitare attraverso la musica dal dolere alla narrazione del Sè

Rock and Resilienza sulla poltrona del terapeuta: tecniche di relazione in TMI per transitare attraverso la musica dal dolere alla narrazione del Sè

Rock and Resilienza sulla poltrona del terapeuta: tecniche di relazione in TMI per transitare attraverso la musica dal dolere alla narrazione del Sè

Rock and resilienza è un nuovo libro di Paola Maugeri che racconta come la musica possa favorire la resilienza, questo principio può essere utilizzato anche nell’ambito della terapia metacognitiva interpersonale.

di Omar Bellanova

Proprio quando esseri umani compiono cammini simili e decidono di raccontare il proprio viaggio, finisce che alcuni percorsi si incrociano con altri dando vita a forme di conoscenza interessante, dove l’arricchimento di esperienza umana è inevitabile.
Questo mi è accaduto il giorno dopo aver conosciuto Paola Maugeri, alla presentazione del suo libro “ Rock and Resilienza ” all’Hard Rock Cafè di Roma.

 Che cos’è la resilienza?

La resilienza è un termine che nasce dalla metallurgia per descrivere le caratteristiche di alcuni metalli in grado, dopo stress e sollecitazioni, di mantenere la propria struttura o di riprendere la forma originaria. Questo termine è stato preso in prestito dalla psicologia per descrivere l’attitudine delle persone a far fronte alle situazioni difficili a cui la vita li sottopone. Tutto nella stanza della terapia è un percorso alla scoperta della resilienza. Quando mi viene domandato “che cosa si fa in terapia?” una delle risposte che amo dare quando sono in vena di sintesi è “in terapia ci si impara a conoscere e si scopre la resilienza”.

Come ci si arriva alla resilienza? Questa è un’altra storia. Una capacità simile è frutto di un cammino, non breve, non impossibile, ma fondamentale. Come ogni cammino è personale, ogni persona che si è seduta sulla poltrona davanti a me l’ha scoperto attraverso un viaggio profondo in contatto con se stesso. Percorsi in cui ognuno ha imparato a conoscersi, partendo dalla sua storia personale e dalla proprie debolezze e fragilità. Ognuno guidato sempre dallo stesso desiderio: avere accesso a stati desiderabili di benessere. Quali? Questo dipende dal percorso.

Rock and resilienza: un libro di Paola Maugeri


91g332F27qLPaola Maugeri
racconta il suo in Rock and Resilienza.
Proprio quando esseri umani compiono cammini simili e decidono di raccontare il proprio viaggio, finisce che alcuni percorsi si incrociano con altri dando vita a forme di conoscenza interessante, dove l’arricchimento di esperienza umana è inevitabile.
Questo mi è accaduto il giorno dopo aver conosciuto Paola Maugeri, alla presentazione del suo libro “ Rock and Resilienza ” all’Hard Rock Cafè di Roma. A questo incontro lei arrivava con un bellissimo scritto, sentito e dato alla vita dopo aver attraversato le sonorità e le note della musica, io attraverso le parole dei pazienti dalla mia poltrona di terapeuta, ognuno con il proprio mezzo utilizzato per viaggiare attraverso le tracce che lasciano tante vite vissute: le storie.

E da qui il pensiero e la dedica di offrirne una io prendendo in prestito il mezzo chePaola Maugeri ha voluto condividere con il mondo alla ricerca della resilienza, quella resilienza che ci rende forti, resistenti, pensati, presenti, desideranti e sopratutto liberi.

Il caso clinico di Lisa

Aprendo la porta appare subito evidente che sarà una seduta impegnativa. Lisa ha lo sguardo spento, malinconico, un’ombra di tristezza si trascina pesante accanto a lei mentre passa dall’uscio.
Racconta subito di sentirsi giù di umore e che aveva pensato anche di non venire. Il fatto che sia sul divano davanti a me però mi da motivo di credere che c’è una parte di lei desiderosa di stare meglio che l’ha trascinata fino allo studio. Lo chiamiamo desiderio dello stato mentale positivo, quella parte che a volte si nasconde nella mente e sente che, da queste condizioni di sofferenza, è in qualche modo possibile venirne fuori, una parte presente anche in Lisa, altrimenti non sarebbe qui. Le rimando questo pensiero e lei annuisce senza cambiare espressione.

Cappello di lana, septum e gli abiti scuri e larghi oggi non sono sufficienti a coprire il suo basso umore e smarrimento, ma Lisa è li, presente con le sue emozioni e qualcosa insieme possiamo provare a fare. Nel nostro contratto terapeutico abbiamo condiviso il bisogno di prendere maggior contatto con i propri desideri, evitare quegli schemi relazionali dove Lisa abbandona i propri bisogni per evitare di creare sofferenza altrui. Abbiamo un’idea delle relazioni in cui possa essere stato appreso questo schema interpersonale, ma è la prima volta che ci troviamo in presenza del risultato che spesso ne deriva, il bloccarsi, arrestarsi, fino a sentirsi tristi ed immobili.

Si lavora con ciò che porta il paziente e così proviamo ad esplorare la tristezza di questo momento. Lo scopo è capire come attivare la resilienza, la capacità di reagire a questo momento in cui l’agency sembra bloccata. La modalità è quella di affrontare e cercare di modulare lo stato mentale negativo. Entrarci in contatto e condividerlo sono sempre una buona mossa in questi casi. Inizialmente il percorso è confuso, manca un contatto profondo con questa emozione che non riusciamo a collegare a nulla, nessun episodio preciso, nessuna immagine o pensiero definito. Accade, è cosi che ci si protegge, spaventati da ciò che si prova, ma questa volta Lisa non è sola in questa esplorazione. Da questa tristezza apparentemente opaca riusciamo infine a delineare il quadro di una situazione definito da oscillazioni di umore che, da tempo remoto, appartengono alla vita della giovane paziente. Momenti in cui tutto è possibile, il mondo ha dei colori più vivi e si sente capace di tutto e momenti in cui l’energia manca, si sente spenta e resterebbe tutto il giorno in casa aspettando che cessi una pioggia che invece è solo dentro di lei.
Forse dovremmo conoscerli meglio questi alti e bassi”.
In che senso?
Nel senso che potremmo osservarci e vedere come cambiano nelle varie giornate

Lisa è incuriosita e il fatto che non è sola nel viversi questa emozione fa sì che inizi a concedersi di esplorarla secondo la mia proposta.
Pensavo che potremmo semplicemente appuntare gli stati emotivi che caratterizzano le giornate, come ad esempio oggi potremmo scrivere TRISTEZZA e magari capire in che quantità è presente… da 1 a 10 che numero potremmo mettere?
Oggi è sicuramente un 8, perché sono venuta qui
Quel 2 era la parte di speranza che avevo condiviso con lei ed ero contento che se la stesse riconoscendo.
“Va bene Lisa allora immaginiamo di segnare sul quaderno la data di oggi con TRISTEZZA 8
Potremmo aggiungere anche un altro dato?” dissi passando a lei la guida dell’esplorazione.
L’espressione di Lisa inizia in qualche modo a cambiare, la seguo.
Assolutamente si, cosa vorresti metterci?
Vorrei metterci delle canzoni” (sorriso appena percettibile).

L’idea mi piace, ho sempre ritenuto la musica un potente strumento in grado di far entrare in contatto profondo con le proprie ed altrui emozioni. Le chiedo allora che canzone abbinerebbe alla giornata di oggi e senza neanche pensarci mi propone “I Wanna Be Adored” degli The Stone Roses.
Non è un pezzo che conosco molto bene e allora lancio subito la proposta “Ti va di ascoltarlo insieme?

Ed è in quel momento, che spostiamo la ricerca di quell’emozione lontano dal piano delle parole, aprendoci ad una percezione di quel pezzo malinconico sulle cui note adesso Lisa sente di riuscire a dare sostanza e raccontare in pieno la sua emozione in piena condivisione. Pochi minuti di ascolto in silenzio, un audio non di certo impeccabile, ma tanto ci basta.

Alla fine della canzone Lisa ha un’altra espressione.
Coma si sente Lisa? E’ successo qualcosa?” dico per orientarla a monitorare le sue emozioni.
Mi sento un pò meglio”.
E’ così che accade. Quando troviamo modo di uscire dall’isolamento della sofferenza per entrare in contatto e condivisione, qualcosa dentro di noi si muove e ci permette di sentirci meglio.

L’ombra di tristezza che aveva accompagnato Lisa sembra svanire, postura, sguardo, espressioni adesso sono diverse.
Iniziamo a parlare di resilienza, della capacità che ci appartiene di affrontare gli stati negativi, della nostra capacità di reagire e di quanto la condivisione di ciò che ci accade sia fondamentale.

La resilienza in terapia metacognitiva interpersonale attraverso il libro Rock and resilienza

In Terapia Metacognitiva Interpersonale lo riteniamo un momento della seduta fondamentale, quando riusciamo a spostarci quel tanto che serve dallo stato di sofferenza per riuscire ad agganciare un altro stato migliore, più positivo. Prendere contatto con la parte sana lo chiamiamo. Marcare una strada netta in questo passaggio e far riflettere il paziente sul fatto che è stato lui a compiere questo shift è resilienza pura, dove si apprende che si è in grado di reagire e cambiare qualsiasi stato emotivo.

In quel momento sento che anche io voglio condividere con lei un mio ricordo e dalla borsa accanto alla poltrona tiro fuori il libro “ Rock and Resilienza ”. Mi sento un pò orgoglioso per la copia autografata di Rock and resilienza.

Sai Lisa, è pensando a questo libro che mi è venuto in mente di ascoltare insieme a te la canzone. Ti va se ne leggiamo un pezzo insieme?
Non avevo avuto ancora tempo per leggerlo, ma con sorpresa il primo capitolo parlava proprio di qualcosa che sarebbe stato un arricchimento prezioso al nostro percorso. Il potere della narrazione, della trasformazione positiva di storie di vita difficili vissute attraverso la condivisione faceva decisamente a caso nostro. “Se decidiamo di raccontare abbiamo la possibilità di far sì che la nostra sofferenza esista anche nella mente di un’altra persona e l’illusione immediata di essere capiti, accettati nonostante le nostre ferite, trasforma inevitabilmente il nostro trauma in confidenza, relazione, condivisione.” Durante la lettura Lisa è più serena, segue, abbiamo aperto la nostra condivisione al mondo attraverso le pagine di un libro, che parla di storie nuove ma che in fondo sembra conoscere anche un pezzo di noi.

Siamo verso la fine della seduta e Lisa inizia a rievocare momenti in cui è stata bene, dei posti dove si recava per trovare tranquillità fino ad arrivare alle sue passioni dove si sente capace e attiva. Parliamo di fotografia e di disegno, di quel che ama fare e, a fine seduta, esce propositiva, con una grande voglia di reagire e prendere in pugno diverse situazioni di vita. E’ in pieno contatto con la parte sana, la sua resilienza è attiva.
Il nostro percorso avrà ancora del tempo, ma oggi abbiamo scolpito in maniera ancora più definita la strada da percorrere. Ci salutiamo con la promessa di leggere un altro capitolo di Rock and resilienza insieme alla prossima seduta.
Stay Rock … Stay Psy.


Articolo su State Of Mind: http://www.stateofmind.it/2018/03/rock-and-resilienza-tmi/


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