Ve lo abbiamo detto che stiamo scrivendo il nuovo manuale di TMI, vero?

Ve lo abbiamo detto che stiamo scrivendo il nuovo manuale di TMI, vero?

Ve lo abbiamo detto che stiamo scrivendo il nuovo manuale di TMI, vero?

Ve lo abbiamo detto che stiamo scrivendo il nuovo manuale di TMI, vero?
Che conterrà la descrizione della svolta esperienziale e delle procedure immaginative, corporee, di drammatizzazione degli episodi in seduta, per promuovere il cambiamento. Ve l’abbiamo detto vero?

E se vi dicessimo che siamo in fase avanzata di scrittura? O meglio, che il libro è quasi finito?
Sembra che stiamo cercando di creare un senso di attesa, di aspettativa?
Esatto, stiamo proprio facendo quello!

Qualcuno potrebbe chiedersi: “Ce l’hanno un titolo questi qua?
Sì, ce l’hanno. “Terapia metacognitiva interpersonale: Corpo, immaginazione e cambiamento“.
Porca miseria oh, allora ce l’hanno.
Ma chi sono questi qua?
E sì, è giusto, bisogna pur sapere chi sono gli autori.
E noi ve lo diciamo, mica sono nomi nascosti in qualche file dell’FBI.
Giancarlo Dimaggio, Paolo Ottavi, Raffaele Popolo e Giampaolo Salvatore.

I più scettici non saranno contenti. “Chi glielo pubblica?”
Raffaello Cortina. Tie’!

“Se, se, mi avete proprio convinto”, dice il più scettico. “E quando uscirebbe?”
Gennaio/Febbraio 2019.

Lo scettico più scettico ancora non è convinto. Chi mi dice che non sarà una solenne schifezza?
E noi proponiamo un’anticipazione, un breve estratto. Altri ne seguiranno nei prossimi mesi.
Questo è come si prepara un esercizio di immaginazione guidata.

“Prima di iniziare l’esercizio immaginativo il terapeuta fornirà poche e chiare istruzioni. Inviterà il paziente a cercare di visualizzare la scena, ascoltare i suoni, le voci dei presenti, notare i dettagli, colori ed eventualmente riportare altri elementi sensoriali quali sensazioni tattili, odori, caldo, freddo e via dicendo. Si sottolinea che il paziente racconterà la sua esperienza usando la prima persona e l’indicativo presente, quindi: “Sono in casa e vedo…” invece che “Ero in casa e vedevo…”. Il terapeuta spiega che sarà importante rivivere la scena ed evitare per quanto possibile di commentarla, quindi anticipa che ogni volta che il paziente si troverà a esprimere le sue riflessioni il terapeuta le interromperà, rimandandole alla fase di rielaborazione una volta terminato l’episodio e inviterà di nuovo il paziente a descrivere cosa sente, vede e pensa mentre è coinvolto nella scena. Quindi se il paziente dice: “Credo che in quel momento avessi poca sicurezza in me perché era un periodo di incertezza generale e l’atmosfera in famiglia era tesa”, il terapeuta lo interrompe e gli dice: “Ok, ottime riflessioni che ci saranno utili tra poco. In questo momento però torniamo nella scena: come si sente ora che sua madre le ha detto così? Ritorni ad ascoltare la voce di sua madre, a prestare attenzione al suo volto, che effetto le fanno?”…
A volte al paziente vengono in mente memorie associate durante un episodio narrativo, specie se è recente. Il terapeuta lo noterà, lo apprezzerà ma chiederà anche in questo caso di restare nella scena e di riprendere il racconto della memoria associata una volta usciti dall’immersione nell’immaginazione”.

L’ingresso nell’immaginazione guidata.

Il primo passo per portare il paziente nella dimensione immaginativa, sia che si tratti di rievocare il passato o di proiettarsi in un futuro possibile, è di staccare l’attenzione dagli elementi sensoriali. Si chiederà quindi al paziente di chiudere gli occhi e di compiere una, di solito breve, focalizzazione sul corpo. Si potrà invitarlo a praticare una respirazione lenta con lunga fase espiratoria…

Una volta che il paziente abbia passato alcuni secondi con l’attenzione rivolta al corpo e al respiro gli si chiederà di condurre il terapeuta nella scena. “Adesso andiamo lì, mi descriva quello che vede e percepisce”. L’esercizio immaginativo è iniziato.”