Fidarsi dei pazienti (2016) di F. Gazzillo – Recensione di Giancarlo Dimaggio

Fidarsi dei pazienti (2016) di F. Gazzillo – Recensione di Giancarlo Dimaggio

Fidarsi dei pazienti (2016) di F. Gazzillo – Recensione di Giancarlo Dimaggio

di Giancarlo Dimaggio

Se vogliamo curare i pazienti la nostra formulazione del caso deve essere di un’accuratezza finissima. Per arrivarci abbiamo bisogno di teorie adeguate, grazie alle quali ascolteremo i pazienti e riorganizzeremo il loro discorso in un modo che li farà sentire visti, accettati, capiti e accompagnati verso la salute, la rottura delle catene mentali che vincolano alla sofferenza.

E ci servono libri che ci spieghino il processo relazionale in terapia, quello che accade tra paziente e terapeuta. Libri che ci mostrino, senza oscurantismi, linguaggio iniziatico, idee strampalate, che il modo in cui il clinico si relaziona al paziente ha un impatto potenzialmente utilissimo sul suo funzionamento.

Fidarsi dei pazienti di Francesco Gazzillo è, semplicemente, un libro che i terapeuti devono tenere sul comodino. Leggerlo. Rileggerlo. Impararlo. Applicarlo.

Perché illustra una delle teorie più utili clinicamente che possiate trovare, la Control Mastery Theory. Sviluppata negli anni ’80 dagli psicoanalisti Joseph Weiss e Harold Sampson, ha una capacità ineguagliabile di spiegare la componente relazionale del processo di cura. La concettualizzazione del caso è formulata esattamente come voglio: chiara, affilata e soprattutto alla luce di una psicologia della salute.

Qual è l’idea? Che i pazienti siano motivati da desideri e spinte sani, funzionali, adattivi. Ma che covino una serie di credenze patogene su come gli altri risponderanno alle loro proposte relazionali. A causa di queste risposte reagiscono in una serie di modi: compiacendo, ribellandosi, estremizzando i comportamenti opposti, reprimendo i desideri sani. E a quel punto si fregano la possibilità di realizzare i propri desideri. Si tratta di credenze che i pazienti possono coltivare in piena coscienza, ma più spesso si tratta di automatismi, procedure relazionali inconsce, agite senza consapevolezza.

Più in dettaglio, l’idea è che ogni relazione interpersonale sia una specie di test. Come dice con chiarezza Gazzillo:

In tutto ciò che facciamo nelle nostre relazioni più o meno intime, e dunque anche in terapia, ci può essere almeno una dimensione di test… visto che vogliamo sentirci al sicuro per realizzare i nostri obiettivi e disconfermare le nostre credenze patogene, ogni volta che ci rapportiamo a un’altra persona facciamo tutto questo e stiamo attenti a vedere se e quanto la risposta dell’altro è in linea con i nostri bisogni (p. 34).

 

Continua su State of Mind: http://www.stateofmind.it/2018/05/fidarsi-dei-pazienti-recensione/


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