Terapia Metacognitiva Interpersonale: Corpo, immaginazione e cambiamento – Anticipazioni #1

Terapia Metacognitiva Interpersonale: Corpo, immaginazione e cambiamento – Anticipazioni #1

Terapia Metacognitiva Interpersonale: Corpo, immaginazione e cambiamento – Anticipazioni #1

Avete sentito parlare della svolta esperienziale in TMI? Sì. L’uso di tecniche immaginative, drammaturgiche, sensomotorie, attentive? Sì, quella roba lì. Sempre in coerenza con la nostra formulazione condivisa del funzionamento e con la procedura decisionale.

Stavamo scrivendo un nuovo libro sull’argomento. 

Bene. L’abbiamo scritto.

E consegnato oggi a Raffaello Cortina.

Il titolo provvisorio è Terapia Metacognitiva Interpersonale: Corpo, immaginazione e cambiamento.

Autori? 

Giancarlo Dimaggio, Paolo Ottavi, Raffaele Popolo e Giampaolo Salvatore.

Quanto vogliamo vedere la copertina!

Immaginiamo che vogliate delle anticipazioni.

Immaginiamo giusto?

Allora eccone una: presa fresca dall’ultima stesura, dal capitolo sull’immaginazione guidata:

Le scene da immaginare

Gli eventi traumatici sono probabilmente quelli che più spesso sono trattati attraverso immaginazione guidata. Il lavoro che descriviamo qui però è mirato ad affrontare in immaginazione situazioni della natura più diversa. In realtà, il target principale a cui ci rivolgiamo sono pazienti che hanno difficoltà ad accedere agli stati interni e la cui esperienza emotiva è sovra-modulata, soppressa, evitata. In altri termini si tratta di attivare l’arousal più che regolarlo, di esplorare episodi autobiografici al fine di aumentare il contatto con le emozioni, conoscerle e farle proprie. 

Tra le scene che tipicamente invitiamo il paziente a rivivere ci sono ricordi su temi di critica ricevuta, abbandono, solitudine, rabbia repressa, vergogna, colpa, autonomia frustrata e incapacità a portare avanti i propri piani di azione. La pratica dell’immaginazione guidata permette quindi di accedere a emozioni non riconosciute e renderle oggetto del lavoro terapeutico. Di conseguenza moltissimi esercizi di immaginazione saranno completamente sicuri e daranno vitalità e attivazione necessarie a sedute che procedono a fatica.

L’immaginazione guidata non serve solo a rielaborare memorie passate, recenti e remote. Alcuni esercizi saranno centrati sul figurarsi scenari futuri, temuti o desiderati, e provare ad abitarli con la mente prima che con l’azione. Prima ad esempio di eseguire un compito comportamentale, il paziente potrà rappresentarsi la scena e provare a muoversi al suo interno, interagire con gli altri e riflettere su quello che gli accade. Spesso questi esercizi sono il passo preliminare all’azione nella vita reale. Uno degli obiettivi di questo lavoro è di desensibilizzare il paziente, in modo che poi l’esposizione nel mondo reale generi meno ansia. Portiamo il paziente in una zona intermedia, la simulazione immaginativa in cui farà esperienza di una situazione temuta, ma senza l’impatto dura della realtà e accompagnato dal terapeuta all’interno di una relazione solida. Grazie a questo potrà sentirsi più fiducioso di potere affrontare le difficoltà delle esposizioni reali. 

Divideremo quindi gli esercizi immaginativi in due macro-categorie: 1) elaborare memorie passate. La gran parte dell’uso dell’immaginazione è di questo tipo; 2) immaginare scenari futuri, affrontare situazioni nuove ed esplorare anticipatoriamente l’ambiente. 

Ci focalizziamo sulle memorie passate per diversi scopi, come mostrato nei capitoli 3 e 4: a) migliorare il monitoraggio metacognitivo e favorire l’accesso iniziale alle parti sane; b) regolare emozioni dolorose; c) differenziare portando il paziente a: riconoscere che uno schema è frutto di un’esperienza passata, che il dolore non dipende tanto dagli altri reali ma dal nostro modo di rappresentarli, capire che al fianco di idee su sé e gli altri negative né esistono di benevole e adattive e che il paziente le ha dentro di sé a livello immaginativo e sensoriale; d) aumentare il contatto con le parti sane e dare loro spazio nella coscienza in modo da memorizzarle e integrarle nell’identità; e) il rescripting e l’immaginare di scenari futuri hanno l’obiettivo di favorire l’attivazione del sistema esploratorio, il potenziamento delle parti sane e la pianificazione di forme evolute di mastery.


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