Quando è il terapeuta a piangere

Quando è il terapeuta a piangere

Quando è il terapeuta a piangere

di Virginia Failoni

Devo ammettere che ho sempre ritenuto che nell’immaginario comune lo psicoterapeuta non piangesse. Dai, ma che c’hai da piangere? Ma se piangi tu, come puoi essere d’aiuto al paziente? Ma poi, la situazione è così disperata da far piangere pure il terapeuta?

Quando un paio di settimane fa mi sono ritrovata ad allungarmi sulla poltrona per afferrare un Kleenex davanti alla paziente, nei 37 secondi precedenti, questi sono stati i pensieri che hanno fatto capolino prepotentemente nella mia mente. Ma poi mi sono detta: che male può fare? Non sarei autentica nel trattenermi di fronte a questo racconto. E poi, sii sincera, ormai le lacrime stanno per uscire e non puoi farci proprio nulla.

Presa dall’amore per la scienza, salutata la paziente, mi sono catapultata su Pubmed e ho iniziato la ricerca dal mio smartphone: “therapist crying, tears, crying”, etc. Mi trovo davanti pochissimi risultati, che tra poco cercherò di riassumere.

Innanzitutto, penso sia condivisibile l’idea che le risposte emotive del terapeuta siano una parte non trascurabile nel trattamento, giusto? Ed il pianto è proprio una tra queste, giusto? Quindi ci saranno begli studi sul tema, giusto? Sbagliato! Eppure il pianto del terapeuta in terapia si è guadagnato anche un nome “proprio” con tanto di sigla: therapists’ crying in therapy, TCIT.

Il pianto del terapeuta: la letteratura sull’argomento

Come dicevo, la prima cosa che mi salta agli occhi è appunto il numero esiguo di ricerche (che mi porta a pensare di essere “una su un milione”). Poi inizio a leggere il primo abstract di un gruppo californiano: il 72% dei 684 psicologi intervistati riporta di aver pianto in terapia (Blume-Marcovici et al., 2013). Evvai! -penso- non sono sola!
Per saperne di più (Continua su State of Mind): https://www.stateofmind.it/2019/07/pianto-del-terapeuta/


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