Teoria e pratica dell’alleanza terapeutica (recensione di Giancarlo Dimaggio)

Teoria e pratica dell’alleanza terapeutica (recensione di Giancarlo Dimaggio)

Teoria e pratica dell’alleanza terapeutica (recensione di Giancarlo Dimaggio)

Safran J.D., Muran J.C., Teoria e pratica dell’alleanza terapeutica, Laterza. Milano 2003-2019, pp. 336, Euro 22.00
di Giancarlo Dimaggio

In seduta siamo sempre in compagnia. Dei nostri maestri, dei libri che abbiamo letto e ci hanno ispirato. Ci accompagniamo anche i nostri fantasmi personali e quelli li dobbiamo conoscere bene, dove possibile farci amicizia e trasformarli in cartoni animati, finché non smettono di disturbare la nostra azione clinica.

Tra le tante persone che parlano dentro di me e guidano i miei interventi, Safran e Muran sono una compagnia costante. Da quando mi arrivò la copia originale, autografata da Jeremy Safran (Jeremy, ci manchi!), il mio modo di lavorare è cambiato. Ero già da tempo immerso nel paradigma relazionale, se volete un nome, Stephen Mitchell – dietro di lui Sullivan, ma accidenti, il libro di Safran e Muran era una cosa nuova. Preciso, chiaro, organizzato. Ti offriva una concettualizzazione chiara dello schema interpersonale. E poi una descrizione formalizzata, manualizzata del modo in cui l’alleanza terapeutica si può rompere. Il paziente può tirarsi indietro, chiudersi, oppure reagire, criticare, attaccare. Il terapeuta può contibuire con tutto il proprio repertorio di schemi al peggiorare della rottura, alcuni terapeuti in realtà la creano sbagliando atteggiamento, ma è un altro discorso.

Già una classificazione chiara e leggibile delle rotture dell’alleanza era un regalo per il terapeuta. Una mappa che lo orientasse in quello che succede nei momenti problematici della relazione.

Safran e Muran sono andati oltre. Hanno formalizzato procedure di intervento. Se lo stato della relazione è quello, il terapeuta può intervenire in un modo preciso. Descrivono step progressivi di lavoro relazionale, fino a quelli più complessi di metacomunicazione: “Ho come l’impressione che tra me e lei stia succedendo questo”.

Una mia collega mi chiama: “Giancarlo ho avuto un problema col paziente. Stavo arrivando in ritardo e gli ho detto che poteva fare la seduta al telefono o annullarla. Mi dice che al telefono non ha senso, preferisce annullarla. Poi google maps mi ha avvisato che il ritardo era tollerabile e gli ho scritto che avremmo potuto comunque farla. Mi ha risposto secco: ormai mi sono organizzato. Gli ho scritto che era entrato in un mood negativo. Mi ha risposto ancora più secco, che stava solo esercitando la libertà che gli avevo dato”. Mi chiede la mia collega: “Che faccio ora?”. Ci penso un momento. Safran e Muran si affacciano nella mia mente. Le rispondo: “Valida la sua risposta. In un certo senso ha solo ragione: gli hai offerto la possibilità di scelta autonoma e l’ha esercitata. Probabilmente è quello di cui ha bisogno, a fronte di figure di riferimento tiranniche e controllanti. Se insisti rinforzi l’idea che non sia libero e debba o sottomettersi o protestare con rabbia. Poi, hai ragione, la sua risposta è stata secca, indice che era già in atto una rottura con te. Non la esplorare ora, aspetta che si senta validato, e quando si presenta alla prossima seduta parlerai del problema. Fallo sempre a partire dall’assunzione di responsabilità: ho fatto o detto qualcosa che l’ha messa in difficoltà nella relazione?”. Il paziente, dopo questi passaggi ha aperto molte porte sulla sua storia di sviluppo.

Non significa che il terapeuta si butta la croce addosso, ma che si pone in modo non difensivo, libero, così da permettere al paziente di riflettere con maggiore facilità prima sul problema nella relazione terapeutica e poi, una volta che la rottura è riparata, sui propri schemi.
Una volta imparato a lavorare in questo modo le sedute diventano molto più semplici, i pattern relazionali problematici in seduta si disinnescano prima e tante volte riusciamo a prevenirli. Safran e Muran insegniamo un atteggiamento di regolazione della relazione terapeutica che ci rende terapeuti migliori, più empatici, curiosi ed efficaci.

Ci sono libri di psicoterapia che stanno benissimo sul comodino vicino al letto. Consultazione per il dubbio della sera. Io questo lo tengo sempre vicino a me.

Giancarlo Dimaggio*
*Psichiatra, Psicoterapeuta Didatta SITCC, Fondatore del Centro di Terapia Metacognitiva Interpersonale, Roma.

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recensione presente su Apertamenteweb

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