Le Arti Marziali per la regolazione della sofferenza emotiva, la promozione del benessere, la comprensione di sé

Che cos’è un’emozione?

Moltissimi autori nel campo della psicologia hanno cercato di definire un evento che a noi tutti sembra così automatico e così intimo da non poter essere espresso facilmente a parole. Secondo una delle prime teorie, lemozione non sarebbe altro che laccorgerci di un qualche cambiamento nella fisiologia del nostro corpo e nel nostro comportamento in risposta ad un evento: abbiamo paura perché ci accorgiamo che il cuore ci batte forte e ci prepariamo alla fuga, magari corriamo. Altre teorie affermano il contrario. Le emozioni si originerebbero da un centro, situato nel sistema nervoso centrale, che si attiverebbe in risposta ad un evento iniziale e metterebbe a sua volta in moto il corpo, determinando i cambiamenti fisiologici di cui parlava la prima teoria (frequenza cardiaca, pressione arteriosa, ritmo della respirazione, ecc.).

Moltissime altre teorie sullemozione sono state presentate nel corso degli anni. Anche se non esiste un chiaro accordo sulla definizione di emozione, c’è un accordo generale sul fatto chelemozione coinvolge nelluomo tre diversi sistemi tra loro collegatiprocessi che attivano l’ “ambiente interno” del nostro corpo (per esempio, la modificazione del ritmo cardiaco, della respirazione, ecc.); processi che attivano la parte esterna e visibile del nostro corpo (per es. espressioni facciali, grida, cambiamenti nella postura e nel tono della voce); processi di pensiero e di immaginazione (il sapere quale emozione si sta provando e il saperla descrivere ad altri)


 

Essersi avvicinati a capire meglio cos’è un’emozione apre un altro quesito: cos’è la regolazione delle emozioni?

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Le persone non solo provano emozioni ma le gestiscono e le regolano. Uno dei modi in cui noi tutti regoliamo le nostre emozioni è semplicemente dare loro un nome: il corpo è stanco, i pensieri sono orientati al pessimismo, non abbiamo scopi; chiamiamo questo stato tristezza. Questo significa che proviamo un sentimento, ossia è come se raccontassimo a noi stessi che proviamo unemozione specifica; non solo, sapere quale emozione proviamo rende possibile raccontarla ad altri per condividerla con loro e per alleggerire il peso: da qui il proverbio mal comune mezzo gaudio! Spesso invece proviamo solo un senso di vago disagio, di torpore, di sfumata malinconia e svogliatezza, oppure anche di preoccupazione senza sapere assolutamente quale emozione proviamo, senza sapergli dare un nome. Questo rende più difficile anche raccontarla e condividerla con gli altri. Sono questi i casi in cui con più probabilità lemozione non viene regolata e quello stato che sperimentiamo può diventare più intenso. Per alcune persone questo problema è cronico: essi non riescono quasi mai a capire cosa provano e a descriverlo, e spesso tali soggetti vanno incontro a stati emotivi disregolati e a una conseguente patologia.

Un altro modo per regolare le emozioni è comprendere cosa le ha scatenate, il che non è sempre facile e automatico: durante un dialogo con un amico ci sentiamo spaventati, il cuore batte velocemente, percepiamo un senso di vuoto nello stomaco, un’emozione di ansia diffusa, e questo non ha molto a che fare con la situazione in cui ci troviamo. È successo che una frase pronunciata dal nostro amico ci ha ricordato per un istante che tra una settimana abbiamo un esame difficile; la mente non ci ha fatto caso perché il pensiero è stato molto veloce, come un flash, ma questo flash ha generato lo stesso unemozione, che è sgradevole se abbiamo immaginato un esito negativo. La mente fa spesso questi scherzi: è come se pensasse da sola senza che noi registriamo tutto quello che lei immagina; ci ritroviamo solo a vivere le emozioni che si generano di conseguenza, e spesso ci sentiamo in un certo modo ma non sappiamo perché. Regolare lemozione significa in questo caso riflettere su quello che èaccaduto nella nostra mente, e ricordare, con uno sforzo di attenzione limmagine dellesame e di noi che facciamo scena muta; è un po come fare la moviola dei pensieri e delle immagini della nostra mente. Lo scopo è capire perché ho provato ansia allimprovviso?. Se risaliamo allimmagine mentale che ha causato lansia, in questo caso lesame e noi che siamo impreparati, diventa più facile pensare che è normale avere un po di paura prima di un esame importante ma che in fondo siamo preparati. A questo punto è probabile che lansia si attenui, oppure possiamo decidere consapevolmente di distrarci da questi pensieri: labbiamo regolata. Se invece non avessimo questa capacità ci ritroveremmo a vivere continuamente stati emotivi senza sapere a cosa attribuirli; questo ci spaventerebbe ancora di più e contribuirebbe a disregolare ancora di più le nostre emozioni.

Non sono solo le immagini o i pensieri che continuamente ci occupano la mente a produrre  continuamente emozioni; anche gli eventi: se il nostro amico un giorno è arrabbiato con noi e ci insulta e noi proviamo rabbia e sdegno è facile capire che il motivo di queste emozioni è che ci sentiamo offesi dal suo comportamento. Ma se il nostro amico si comporta apparentemente in modo molto corretto ma con sottile freddezza, la nostra mente registrerà questi dati senza informarci, e dopo un poci accorgeremo di provare un vago fastidio. Regolare questemozione significa riflettere sul fatto che latteggiamento non verbale del nostro amico (gli sguardi, il tono della voce, lespressione del viso) ci sta facendo sentire offesi e irritati. Capire questo ci servirà a chiedergli chiarimenti.

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Così veniamo ad un altro modo di regolare le emozioni: linterazione con gli altri. Raccontare agli altri come ci sentiamo, sia attraverso lespressione mimica che attraverso le parole, li aiuta a comprendere cosa ci passa per la testa, le emozioni che proviamo; li aiuta a mettersi nei nostri panni e a ricordare come si sono sentiti loro in passato nel provare la medesima emozione. Possono esprimerci a loro volta a parole e nei gesti il fatto che ci capiscono sinceramente e questo attenua o amplifica le nostre emozioni. Infatti noi tendiamo sempre ad amplificare le emozioni positive e ad attenuare le emozioni negative. È nella nostra natura. Chi non sa esprimere bene le sue emozioni può avere seri problemi nel regolarle.

Riassumiamo i principali meccanismi di regolazione emotiva che abbiamo individuato:

  • Dare un nome all’emozione che stiamo provando;
  • Riconoscere la causa scatenante dell’emozione (non solo l’evento in sé, ma anche il significato che abbiamo dato a quell’evento);
  • Condividere lo stato emotivo raccontandolo all’altro.

 

Che ruolo ha il corpo nell’emozione e nella regolazione dell’emozione?

Un certo filone della ricerca sulle emozioni, il cui più importante esponente è Damasio ha teorizzato chelemozione, allo stato più puro, è nientaltro che uno stato del corpo, un modo in cui sta il nostro organismo. A livello più generale è facile confermare questo dato: unemozione positiva corrisponde ad uno stato del corpo gradevole, unemozione negativa corrisponde ad uno stato del corpo sgradevole. Ma è possibile essere ancora più specifici. Nella rabbia i muscoli del collo e del torace si tendono, lespressione del viso si contrae in una smorfia caratteristica, il cuore accelera il suo ritmo, il respiro può farsi affannoso, il sangue viene dirottato verso i muscoli e la cute preparandoli allazione di attacco e causando un rossore al viso; intanto il nostro sistema endocrino sta rilasciando nel sangue diversi ormoni che supportano questi processi e alimentano indirettamente lo stato emotivo, modificando anche i processi di pensiero. Prima di tutto è il nostro corpo a essere arrabbiato; accorgerci di questo significa iniziare a capire che stiamo provando un sentimento di collera. Nella gioia i muscoli possono essere rilassati, spesso abbiamo la sensazione che siano più flessibili e tonici del solito, il respiro e il ritmo cardiaco sono calmi, forse c’è una lieve palpitazione data dal senso di attesa impaziente; il colorito della cute è roseo, gli ormoni rilasciati nel circolo sono collegati con il senso di gratificazione, ecc. Da persona a persona questi processi si presentano con sfumature diverse, ma rimane pur vero che le diverse emozioni sono caratterizzate da stati del corpo peculiari che il singolo individuo impara a riconoscere. Einstein raccontava che le sue intuizioni più importanti non erano state frutto di un idea o di unimmagine mentale specifica, ma si preannunciavano sotto forma di una sensazione fisica piacevolissima, quasi di esaltazione del benessere dellorganismo.

Su questa base è più facile comprendere quale possa essere limportanza del corpo nella regolazione delle emozioni: a livello più semplice, renderci conto dello stato del nostro corpo può essere di aiuto nel decifrare lemozione che stiamo provando e nel dargli un nome. Regolare le emozioni significa prima di tutto essere consapevoli dello stato del nostro corpo in relazione agli eventi. Spesso, come abbiamo visto prima, possiamo letteralmente non capire che emozione proviamo e perché ci sentiamo in un certo modo. In questi casi sperimentiamo solo a livello più elementare unemozione: viviamo uno stato del corpo perché la modificazione dello stato del corpo è una risposta istintiva e immediata. Ma questo stato del corpo può essere una traccia: se concentriamo la nostra attenzione sui diversi elementi di questo stato possiamo con un po di pazienza arrivare a comprendere lemozione specifica che proviamo, da quale evento è nata, e darle un nome, allontanarci dalla sua fonte se lemozione è sgradevole. Questa è lessenza della regolazione affettiva e il vero segreto della salute mentale. La regolazione emotiva non è una capacità collegata allintelligenza. Alcuni individui di grande intelligenza possono essere molto poco sofisticati riguardo alla consapevolezza delle reazioni emotive proprie e altrui.

Possiamo dire che la salute psichica dipende da un dialogo continuo tra stato del corpo, pensiero e comportamento, e tra tutti questi elementi e le menti degli altri.

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Quando questi processi subiscono una frattura o sono carenti, può aversi patologia. Uno dei disturbi più gravi è la cosiddetta alessitimia.

La parola deriva dal greco (a = mancanza, lexis = parola, thymos = emozione); fu coniata da Sifneos negli anni 70 e significa letteralmente mancanza della capacità di mettere in parole le emozioni, ossia incapacità di comprendere, denominare, descrivere, e di conseguenza regolare i propri affetti. Questi individui hanno caratteristiche comuni quali un certo conformismo sociale, una tendenza a ricorrere allazione per esprimere le emozioni o evitare i conflitti, una scarsa vita immaginativa che si esprime spesso nellincapacità di ricordare i sogni, una postura piuttosto rigida, una certa povertà nellespressione facciale delle emozioni.

Questo disturbo è presente in molte patologie psichiatriche, spesso ne è la causa sottostante: lo troviamo nel disturbo da attacchi di panico, nella dipendenza da sostanze, e in molti gravi disturbi di personalità. Riconoscere preventivamente nelletà evolutiva i segni di questo disagioè fondamentale per evitare lo sviluppo e la cronicizzazione di tali patologie.


 

Come possono essere utili le arti marziali alla regolazione emotiva?

La pratica di alcune arti marziali, condotta da un istruttore esperto e preparato, richiede una continua e profonda attenzione da parte dellallievo sullo stato del proprio corpo. Ciò serve perraggiungere una condizione di rilassamento dalle tensioni muscolari che compromettono la qualità delle tecniche. Il bravo istruttore segnala gradualmente e in modo sempre più sofisticato quale segmento del corpo è teso e impedisce la fluidità dei movimenti; porta lattenzione mentale dellallievo su quel segmento, abituandolo a compiere poi da solo questa operazione in modo sempre più efficace. In altre parole listruttore insegna all’allievo a essere sempre più assorto negli stati del suo corpo. Èovviamente necessario che listruttore per primo abbia compiuto correttamente questo processo.

A lungo andare lallievo vede aumentare la propria capacità di decifrare lo stato del suo corpo anche in situazioni che esulano dal contesto dellallenamento tecnico.

Nelle fasi più avanzate dellapprendimento la pratica è tesa espressamente a ricreare stati del corpo basati sulla ricerca di equilibrio della postura e sul rilassamento. In altre parole la pratica a questo livello favorisce una forma di coesione mentale, che deriva dalla capacità di regolare i pensieri spesso fuorvianti e spaventosi, regolando il corpo. Lallievo impara a riconoscere che uno stato mentale ansioso, preoccupato, si associa costantemente a uno stato del corpo specifico, spesso in modo impercettibile; mentre uno stato mentale efficace, pronto, recettivo e concentrato si associa ad uno stato del corpo rilassato e fluido. Diventerà automatico conservare nel corpo la memoria dello stato rilassato e riprodurlo quando è necessario. Anche nella vita quotidiana. Studi recenti attestano che se il corpo si orienta verso stati positivi, anche i temi di pensiero si fanno più gradevoli, e le valutazioni del significato degli eventi divengono più realistiche e regolate.

Nella pratica delle arti marziali ad alto livello il fine apparente è il combattimento. Conoscere lautodifesa può essere utile in molte circostanze di vita che richiedono la salvaguardia della salute nostra o dei nostri cari. Il combattimento va però inteso come una metafora di un conflitto più profondo, che è quello che si genera quotidianamente nel confronto tra la nostra vita psichica e le alterne vicende del mondo esterno.

Un altro elemento che merita attenzione è quello connesso con il senso di appartenenza e laregolazione dellaggressività. Lallievo entra in un gruppo di pari, i suoi compagni di allenamento, con cui instaura un rapporto basato sul senso di appartenenza e collaborazione. Con gli altri membri del gruppo condivide unesperienza che è prima di tutto corporea: condivide la passione, il divertimento governato da regole condivise, una specie di gioco; nellallenamento a coppie instaura un contatto fisico con un compagno e apprende letteralmente non solo dal suo corpo, ma anche da quello di un altro, che impara a rispettare. Il senso di appartenenza trova la sua profonda radice nel corpo. Ma questo significa anche apprendere che con l’aggressività si può giocare, essa non è qualcosa che distrugge le altre persone se, attraverso il gioco stesso, la si può regolare. In tal modo lallievo migliora quella parte della regolazione emotiva che abbiamo visto prima dipendere dal rapporto con gli altri.

In sintesi, la pratica delle arti marziali facilità la regolazione emotiva per i seguenti motivi:

  • Aumenta la capacità di percepire lo stato del proprio corpo momento per momento
  • Aumenta la capacità di ricreare attivamente uno stato del corpo rilassato ed equilibrato; questo influenza i processi di pensiero, regolandoli nella direzione di una maggiore obiettività
  • Migliora la regolazione dellaggressività
  • Migliora la regolazione interpersonale delle emozioni

Il nostro Centro offre la possibilità di effettuare lezioni individuali o per piccoli gruppi (max 6 persone). Nel corso di tali lezioni vengono approfondite alcune tecniche desunte dagli stili interni ed esterni delle discipline marziali di ispirazione taoista, che coordinano i movimenti marziali (dolci ed esplosivi) con la respirazione diaframmatica, comunemente utilizzata nelle pratiche meditative.

Questo percorso può essere intrapreso con le seguenti finalità:

  • in via esclusiva, come mezzo per la promozione del benessere;
  • come strumento di regolazione emotiva da integrare con un percorso terapeutico tradizionale già in corso;
  • come strumento aggiuntivo di regolazione emotiva da apprendere a seguito di un percorso terapeutico tradizionale concluso.