Evitante

Il disturbo evitante di Personalità (DSM-V; APA, 2013) è un disturbo dell’esperienza interiore e del modo di comportarsi legate alla profonda convinzione di non valere. Il disturbo è stabile nel tempo e coinvolge spesso tutte le aree di funzionamento dell’individuo (per es. lavoro, relazioni sentimentali). La marcata sensibilità al giudizio degli altri rende l’individuo incapace di adattarsi alla realtà, causando notevole sofferenza.

Per evitare le esperienze in cui l’individuo si sente criticato, e le conseguenti sensazioni di inadeguatezza, umiliazione ed esclusione, la persona con disturbo evitante di personalità tende ad avere una vita solitaria, con poche o nessuna relazione intima, nonostante ne senta fortemente il bisogno.


Come si manifesta

L’individuo affetto da questo disturbo, proprio per non esporsi alle critiche degli altri e per paura di essere ridicolizzato e/o umiliato, tipicamente:

  • Evita di fare nuove esperienze.
  • Evita attività lavorative che implicano un significativo contatto con altre persone (preferisce non fare carriera, se questo lo espone a potenziali critiche).
  • Evita nuove situazioni interpersonali per non sentirsi inadeguato.
  • Ha difficoltà nell’istaurare relazioni intime.
  • Si considera come fisicamente e/o intellettualmente non attraente ed inferiore.

Tra le esperienze comunemente riferite ci sono, per esempio:

  • Essere sempre stati timidi di carattere fin dall’infanzia/adolescenza.
  • Essere stati, soprattutto in adolescenza, oggetto di scherno e derisione da parte degli altri per l’atteggiamento insicuro e per la tendenza ad isolarsi.
  • Sentirsi sempre inferiori agli altri e/o vedere gli altri sempre come superiori, perfetti e migliori (bassa autostima).
  • Sentirsi sempre criticati e giudicati male (ipersensibilità al rifiuto).
  • Stati di tristezza profonda quando si paventa un rifiuto (ipersensibilità al rifiuto).
  • In età adulta essere considerati come riservati, solitari.
  • Essere persone molto sensibili e abili nel leggere i comportamenti altrui.
  • Non sentirsi all’altezza di un compito che ci è stato assegnato e rinunciare a farlo.
  • Avere pochi amici e poche relazioni intime, e fantasticare di averne, spesso idealizzando l’altro.
  • Non fare attività di gruppo per paura del confronto con gli altri, per il fatto di sentirsi diversi.
  • Tendenza a non parlare di sé, a essere molto riservati, a celare sentimenti intimi per paura di essere criticati, umiliati o allontanati.
  • Desiderare relazioni intime ma avere la sensazione di non trovare la persona giusta con cui stabilirne.
  • Paura di non essere all’altezza nelle situazioni sociali.

 

Da cosa è causato

La personalità di un individuo si forma principalmente durante l’infanzia ed è modellata dall’interazione tra due fattori:

  • I geni: certi tratti di personalità possono essere trasmessi dai genitori attraverso i geni che formano il DNA di ognuno di noi. Queste caratteristiche ereditate possono essere anche chiamate “temperamento”.
  • L’ambiente: con questo si intendono sia le circostanze in cui si è cresciuti sia gli eventi a cui abbiamo assistito, le relazioni con i familiari e con altri significativi.

I disturbi di personalità sembrerebbero essere causati quindi dalla combinazione di influenze genetiche ed ambientali. I geni possono rendere vulnerabili allo sviluppo di disturbi di personalità e alcuni eventi e situazioni di vita possono innescarne lo sviluppo.


Da cosa va distinto

Il disturbo di personalità evitante va distinto da altri disturbi d’ansia come la fobia sociale (paura delle situazioni sociali), agorafobia (paura degli spazi aperti e/o troppo chiusi, dei luoghi affollati, paura di usare i mezzi) e da altri disturbi di personalità con cui possono condividere alcune caratteristiche. Come per tutte le condizioni psicopatologiche si deve sempre escludere che i sintomi non siano dovuti all’abuso di sostanze o ad altre condizioni mediche.


Come si tratta

La psicoterapia (individuale e di gruppo) è il trattamento principale per il disturbo di personalità evitante. La terapia metacognitiva interpersonale si focalizza per tutta la durata del trattamento sull’instaurarsi di un rapporto di fiducia tra terapeuta e paziente e sulla ricostruzione del mondo interiore dell’individuo inferendolo da episodi di vita riferiti durante le sedute. Durante la terapia si pone molta attenzione all’analisi dei singoli episodi, per capire come il paziente si è sentito, ha pensato e agito. Una volta ricostruito lo schema che porta il paziente a sentirsi, per esempio, sempre criticato, sarà possibile cercare di capire come questo si è costruito nel tempo per favorire la consapevolezza che non è l’ unico modo di funzionare possibile e sperimentarne di alternativi. In seguito si promuove il cambiamento anche potenziando le capacità di superare paure ed evitamenti e valorizzando le parti di sé che funzionano e che spesso il paziente ha imparato a trascurare.