Hikikomori e disturbo narcisistico di personalità: un caso trattato con Terapia Metacognitiva Interpersonale

Hikikomori e disturbo narcisistico di personalità: un caso trattato con Terapia Metacognitiva Interpersonale

Hikikomori e disturbo narcisistico di personalità: un caso trattato con Terapia Metacognitiva Interpersonale

I giovani Hikikomori, trovano nel loro ritiro e nell’uso di Internet, un rifugio dalla vergogna narcisistica: la TMI può aiutarli, come nel caso di Marta

di Sonia Sofia, Giancarlo Dimaggio

Il termine Hikikomori è stato formulato dallo psichiatra giapponese Saito Tamaki, per riferirsi al fenomeno di persone che hanno scelto una condizione di autoreclusione permanente al fine di ritirarsi dalla vita sociale.

Il ministero giapponese della salute definisce Hikikomori gli individui che rifiutano di uscire dalla casa dei genitori, isolandosi nella propria stanza per periodi superiori ai 6 mesi, con la possibilità che la permanenza in autoreclusione si prolunghi per anni, in una condizione di stabile dipendenza economica dalla famiglia. Essi sono soliti pranzare e cenare nella propria stanza con un vassoio passato dal genitore attraverso la porta socchiusa e si recano in bagno con percorsi che, per tacita intesa familiare, restano poco frequentati. Si interrompe ogni rapporto con il mondo della scuola o del lavoro.

Gli unici contatti con “il di fuori”, se avvengono, sono via internet, nei blog, nelle chat.

Gli Hikikomori sono, di solito, giovani maschi, ma la presenza femminile pare in aumento. Tendono ad invertire il ritmo giorno-notte, ad addormentarsi al mattino dopo ore trascorse a guardare la tv, a leggere, a giocare ai videogames o a chattare on line.

Da un punto di vista sociologico, si sono indagati i fattori legati al particolare sistema culturale giapponese, basato sul confucianesimo ed un atteggiamento di anomia sociale e di rifiuto verso le severe regole morali basate sull’estremo perfezionismo. Da un punto di vista psicologico, si sono studiate le variabili familiari legate a relazioni disfunzionali di tipo invischiato e la copresenza di disturbi psicopatologici associati come il Disturbo Depressivo Maggiore ed alcuni disturbi di personalità come profili schizotipico, evitante e narcisistico (il cosiddetto Narcisismo del Sol Levante).

Si punta, come fa Ogino Tatsushi, a sottolineare forti complessi d’inferiorità, i sofferenti non possono stabilire relazioni, non possono avere esperienze socializzanti, in quanto avvertono la gente attorno come nemica e hanno la certezza che nessuno li possa capire.

Hikikomori è una svolta inaspettata in un sentiero diventato insidioso ma qui non si cerca la morte bensì un luogo di difesa dove tenere nascosto il proprio sé stanco ed inadeguato […].

Ciò che si portano addosso questi giovani Hikikomori è paura, rabbia e vergogna. Attraverso un apparente rifiuto della vita essi compiono il loro atto di difesa dal mondo che sta fuori. Per il giovane la stanza è il suo mondo e non vuole che nessuno lo invada, è l’unico riparo e intende difenderlo a tutti i costi.

Ci sono alcuni stati d’animo e atteggiamenti che il giovane Hikikomori percepisce nei confronti della propria vita, che durante l’assessment emergono in maniera prorompente: ansia, rabbia e senso di colpa.

Molti adolescenti si trovano a fare i conti con idee grandiose rispetto al proprio sé, con aspettative enormi ed ideali di perfezione. La tendenza all’autoreclusione dei giovani maschi sta varcando i limiti geografici che l’hanno fino ad ora contenuta. Si diffonde in Corea e Cina ed è arrivata negli Stati Uniti [Block, 2008].

Anche in Italia, si riferiscono casi che per molti aspetti rispondono alle caratteristiche richieste: ritiro sociale da almeno 6 mesi, fobia scolare precedente, talvolta internet addiction con inversione del ritmo circadiano.


Continua su State of Mind: http://www.stateofmind.it/2017/05/hikikomori-narcisismo-tmi/


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