Che vuoi che sia (2016): riflessioni sull’intimità 2.0

Che vuoi che sia (2016): riflessioni sull’intimità 2.0

Che vuoi che sia (2016): riflessioni sull’intimità 2.0

‘Che vuoi che sia’ è una piacevole commedia che fa riflettere sulla nostra intimità, che può divenire un valore commerciale di facile vendita

di Omar Bellanova

Che valore scegliamo oggi di dare alla nostra intimità? E’ uno dei temi principali sollevati nel nuovo film Che vuoi che siadi Edoardo Leo in compagnia di Anna Foglietta.

In Che vuoi che sia una giovane coppia molto affiatata e alla ricerca di una difficile realizzazione professionale, per una serie fortuita di circostanze, si trova a vivere una situazione in cui è costretta a riflettere sul valore sacrificale della propria intimità di coppia (sessuale e non solo) in cambio di una possibile e cospicua somma di denaro che consentirebbe loro di allontanare le paure e le difficoltà economiche legate a comuni progetti di vita, ovvero fare un figlio e metter su famiglia.

Che vuoi che sia: stiamo perdendo la nostra intimità?

La trama del film Che vuoi che sia si sviluppa ai giorni nostri, in una società ormai modificata dall’esistenza dei social, in cui le regole dei rapporti umani e lavorativi sembrano essersi evoluti trasformando le relazioni e la percezione di noi stessi in maniera radicale e spesso disorientante, specie per le (un po’ più) vecchie generazioni. Ci troviamo a riflettere su come uno degli aspetti e valori determinati e determinanti della personalità dell’essere umano, come appunto l’ intimità, rischi di finire inconsapevolmente promosso (o forse declassato e umanamente impoverito) a strumento indirizzato alla ricerca dell’affermazione e del riconoscimento all’interno dei nuovi parametri dettati dalla social society. Insomma: allarme! La nostra intimità si sta evolvendo o semplicemente la stiamo perdendo? Se mai dovesse accadere, ci siamo domandati su quali aspetti basilari della nostra identità, nonché meccanismi regolatori delle relazioni interpersonali stiamo agendo e a cui rischiamo di rinunciare?

C’è chi afferma che il desiderio di intimità è un valore innato insito nell’essere umano e del tutto legato alla promozione del benessere. E’ stato dimostrato che persone che vivono relazioni intime hanno meno probabilità di sviluppare sintomi psicologici, un tasso di mortalità più basso, meno incidenti, e sono addirittura a minor rischio di sviluppare malattie rispetto a quelli che non hanno relazioni intime (Prager, 1995).

Per Levine (1981) l’ intimità psicologica è la “colla delle relazioni importanti”. Problemi di intimità sono strettamente collegati a molti disturbi di salute mentale (Fisher & Stricker, 1982). Il modo in cui l’ intimitàfacilita lo sviluppo di una sana salute psicologica è ben spiegato in uno dei più completi modelli socio-psicologici (Reis & Shaver, 1988) il quale considera ed unisce coerentemente una varietà di prospettive: nel bambino sviluppo di competenza, padronanza ed autostima attraverso una esplorazione favorita (Ainsworth et al. 1978), cooperazione e sviluppo dell’identità (Sullivan, 1953), creatività ed integrazione emotiva (Erikson, 1950). Questo modello ha dato seguito ad una serie di studi successivi sull’argomento dove  l’ intimità è sempre considerata un importante elemento alla base di una fondamentale funzione interpersonale.

Intimità: cos’è e quali sono le sue funzioni?

La visione del film Che vuoi che sia, stimola la riflessione: ma cos’è realmente l’ intimità? Come si determina in noi? E soprattutto a quali funzioni attende nella nostra vita (singola, di coppia e relazionale in genere)?

Fermarmi a riflettere su alcune questioni sollevate dal film Che vuoi che sia ha fatto sì che mi rendessi conto di quanto complessa e articolata fosse la questione e quanti aspetti del nostro vivere quotidiano fossero collegati ad essa senza che ne avessimo sempre la piena consapevolezza.


Prima ancora della riflessione sull’ intimità mossa da Che vuoi che sia, mi viene in mente Neil Patrick Harris alias Barney Stinson, nella serie televisiva How I met your mother, che impersona una delle figure narcisistiche più simpatiche ed azzeccate che abbia mai visto. Nell’interpretazione di tale ruolo, l’evitamento della vicinanza profonda, il totale apparente disinteresse ed una smarrita empatia col prossimo sono praticamente le principali peculiarità che caratterizzano il personaggio, il quale tuttavia, pronuncia una delle affermazioni più sensate che abbia mai sentito sul concetto di intimità:

La mia regola aurea è: mai offrire una cena a qualcuno per ottenere un sì! Cenare con una persona è un’attività molto intima, che richiede un grado di comunicazione e anche di contatto visivo che il sesso non ha! Io sarò anche antiquato ma devo andare a letto con una ragazza almeno tre volte prima di un’eventuale cena con lei.

Se riflettiamo su queste parole forse ha senso domandarsi: è possibile vivere in modo soggettivo l’ intimità stabilendo consapevolmente o meno gli ambiti della nostra esistenza che riteniamo più nostri, riservati e che per qualche motivo non riusciamo a condividere facilmente con tutti?

L’articolo continua su State of Mind: http://www.stateofmind.it/2017/02/che-vuoi-che-sia-intimita/