Il caffé caldo e l’incoscio cognitivo

Il caffé caldo e l’incoscio cognitivo

Il caffé caldo e l’incoscio cognitivo

di Giancarlo Dimaggio

Tutti i giorni decidiamo, orientiamo il corso della nostra vita e influenziamo quella degli altri. Dei motivi delle nostre scelte, ci spiega Bargh, siamo largamente ignari: avvengono nel dominio dell’inconscio cognitivo, lì dove si svolgono processi automatici, veloci, selezionati nel corso dell’evoluzione.

Avete avuto un figlio da poco. La coppia di vostri amici no. La città in cui vivete è pericolosa. La città in cui vivono i vostri amici no. Sfortuna? Neanche per idea. Torniamo due anni indietro, eravate ancora fidanzati e neanche pensavate a fare un bambino. Viaggiate: mare, Provenza, tour delle cantine toscane. La vostra città era sicura. Cosa è cambiato? Niente, tranne che ora siete genitori, e all’improvviso il mondo vi appare pieno di pericoli. Notate minacce che prima non esistevano: bottiglie di birra per strada indicano rapitori. Feroci prese elettriche. I detersivi ghignano nella notte. Che significa? Che giudicate il mondo in un modo che dipende dalle vostre motivazioni – proteggere il figlio in questo caso – ed emozioni – qui è paura -. Ma accade a vostra insaputa.

Pensate di essere giudici razionali e affidabili del comportamento degli altri? Del tipo: io non mi sbaglio, le mie impressioni sono sempre giuste. E invece siete influenzabili dal caffè, senza neanche berlo. Purché sia americano, grande, in bicchiere di cartone. Dovete giudicare una persona che vi dicono avere certe caratteristiche. Vi hanno messo una tazza di caffè caldo in mano. Siete meglio disposti, quella persona ha più qualità positive. Se il caffè era freddo la stessa persona vi piace meno. Sì, potete obiettare, ma quando le cose contano veramente sono infallibile.


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