Il contributo della Terapia Metacognitiva Interpersonale al trattamento delle disfunzioni sessuali

Il contributo della Terapia Metacognitiva Interpersonale al trattamento delle disfunzioni sessuali

Il contributo della Terapia Metacognitiva Interpersonale al trattamento delle disfunzioni sessuali

La sessualità ha attirato l’interesse scientifico in tempi relativamente recenti, portando allo sviluppo di trattamenti per le disfunzioni sessuali

di Omar Bellanova

Nel 1966, dopo aver osservato con la loro equipe oltre 10.000 atti sessuali realizzati da un numero che si aggira intorno ai 700 volontari, William Masters e Virginia Johnson pubblicavano il volume L’atto sessuale nell’uomo e nella donna. Rompendo le convenzioni dei benpensanti americani, che sino ad allora avevano tenuto i loro problemi sessuali confinati nel silenzioso riserbo delle camere da letto, Masters e Johnson per la prima volta attiravano l’attenzione del mondo su un aspetto della nostra esistenza che oggi sappiamo benessere centrale per la qualità della nostra vita.

Per i curiosi, nella serie TV Masters of Sex è possibile seguire una ricostruzione delle vicissitudini di un ginecologo e ricercatore alessitimico che, dopo aver scelto come compagna di studi una psicologa che, per l’epoca, viveva decisamente al di fuori delle pesanti convenzioni sociali americane, elabora una ricerca in grado di fornire un resoconto comportamentale senza precedenti della sessualità umana.

Da questo lavoro pionieristico nasce la terapia mansionale. È solo l’inizio di un nuovo modo di guardare alla sessualità, un ambito della nostra vita che, se portato fuori dalla camera da letto, analizzato, studiato e soprattutto messo in discussione, può essere sensibile a gratificanti margini di miglioramento, o più semplicemente può essere vissuto nel suo potenziale originario.

Il punto di partenza è assolutamente organicistico e fisiologico, ma non sarà certo la prima volta che un aspetto del benessere psicologico inizia a essere approfondito partendo da questa prospettiva.

Per tale motivo, quando penso che Helen Singer, nata nel 1929, come Freud aveva origini viennesi e solo in seguito si era trasferita in America assieme alla sua famiglia, per gli stessi motivi che al tempo costrinsero il padre della psicoanalisi a trasferirsi a Londra, non mi stupisco del fatto che a volte l’evoluzione della psicoterapia ci pone di fronte a coincidenze interessanti e ricorsi storici.

Helen Singer aveva preso dal suo primo marito il cognome Kaplan, con il quale oggi è ricordata, e anche l’interesse per la psicologia, che le aveva fatto abbandonare la sua passione per l’arte. Il lavoro scientifico di questa psicanalista si sviluppa partendo da una critica assolutamente sensata della terapia mansionale, sottolineando l’importanza di considerare come fattori psicologici la maggioranza di quei fenomeni che sino ad allora venivano etichettati semplicemente come resistenze al trattamento. La Kaplan, quindi, associa il trattamento psicoanalitico all’iniziale approccio di Masters e Johnson sviluppando una terapia psicosessuale oggi nota come Terapia Mansionale Integrata.

Si apre un ulteriore fondamentale capitolo, un intervento di stampo organicistico subisce una progressiva evoluzione assimilando teorie e procedure che andranno via via evolvendosi nei decenni a seguire.

Per saperne di più (continua su State of Mind): https://www.stateofmind.it/2019/10/disfunzioni-sessuali-terapia/


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