LA PARTE SANA COME BASE PER FORMULARE LO SCHEMA. OVVERO: LO SCHEMA NON INCLUDE SOLO GLI ELEMENTI PROBLEMATICI

LA PARTE SANA COME BASE PER FORMULARE LO SCHEMA. OVVERO: LO SCHEMA NON INCLUDE SOLO GLI ELEMENTI PROBLEMATICI

LA PARTE SANA COME BASE PER FORMULARE LO SCHEMA. OVVERO: LO SCHEMA NON INCLUDE SOLO GLI ELEMENTI PROBLEMATICI

di Giancarlo Dimaggio

Una studentessa universitaria, chiamiamola Chiara. In coerenza con il suo percorso la sua attività principale è studiare. Essendo una studentessa, studia. Però lo fa tanto, in modo eccessivo, preoccupato, è concentrata completamente sull’evitare la critica che sicuramente, spietata, arriverà il giorno dell’esame. Il terapeuta nota la preoccupazione del giudizio. Sembra facile identificare il wish, il sistema motivazionale: il rango sociale, il sistema agonistico. 

Allo stesso modo gli elementi dello schema sembrano facili da cogliere. Però il terapeuta ha notato che ancora ha per le mani solo un rimuginio, gli servono episodi narrativi per formulare lo schema. Il terapeuta li chiede iniziando così: “È come se per lei fosse molto importante essere apprezzata ed è terrorizzata all’idea di essere criticata. Mi fa un esempio in cui ha ricevuto una critica?” 

La paziente porta, ipotizziamo, un episodio recente in cui è stata rimproverata da un’amica per essere arrivata tardi a un appuntamento e si è vergognata. Al terapeuta sembra di essere sulla traccia dello schema, insiste, chiede una memoria associata più remota: “Questa paura che le sue azioni verranno criticate e quindi dovrà sempre comportarsi in modo ineccepibile, dove l’ha appresa? In che modo ha imparato che quello che fa verrà criticato?” 

Sempre nel nostro esperimento mentale, la paziente ha tutto sommato una discreta capacità metacognitiva e recupera un ricordo in cui viene aspramente criticata dalla madre per avere lasciato la stanza in disordine. 

Il terapeuta è contento e pensa di avere tutto per formulare uno schema coerente con la struttura della TMI. 

Quindi prova a dire alla paziente: “Chiara, è come se per lei fosse centrale il bisogno di approvazione, ed è qualcosa che la caratterizza da tanto tempo, sembra proprio parte di lei. Solo che lo fa guidata dal timore di essere sbagliata, difettosa, imprecisa e che gli altri la giudicheranno aspramente”.

Il terapeuta è soddisfatto e Chiara si vede anche descritta con una certa fedeltà. Solo che, alla fine di questa formulazione si abbatte. 

Perché?

Accidenti, il nostro terapeuta è sconfortato, si sente in colpa, confuso: “Ma come? Ho formulato lo schema correttamente e la paziente sì ci si trova, ma si è buttata giù. Cosa ho sbagliato? Forse c’è un problema di alleanza? La paziente ha dei meccanismi di coping subdoli che non ho colto?”

La risposta è più semplice. Nella formulazione appena condivisa con la paziente, il terapeuta si è solo concentrato sugli elementi patogeni e ha trascurato la parte sana!

Questa non è la formulazione corretta a cui la TMI aspira.

Per una formulazione corretta il terapeuta avrebbe invece dovuto chiedere a Chiara 1) di momenti in cui non studia, in cui sta facendo altro e lo studio perfezionistico interferisce. Oppure 2) di momenti in cui sta studiando concentrata, efficace, mira sì alla performance ma in modo più naturale. 

In quest’ultimo caso quindi Chiara era guidata da subito dal wish agonistico: andar bene all’esame ed essere apprezzata. Però prevede la critica e reagisce restando nel rango e adottando un coping perfezionistico. Nel caso in cui stesse accadendo altro prima della concentrazione compulsiva sullo studio dobbiamo capire cosa accadeva un attimo prima. Se ci sono altri wish attivi, quali sono

Esploriamo gli episodi narrativi recenti.

Chiara è stanca e ha bisogno che qualcuno si prenda cura di lei? Se è così era guidata dall’attaccamento. È sabato sera e vorrebbe andare a ballare ma se lo vieta? Quindi era guidata dal gioco/esplorazione. È venerdì sera e un ragazzo che le piace le manda un messaggio, vorrebbe vederla ma lei rifiuta perché deve studiare? Quindi il wish primario era la sessualità.

La stessa operazione il terapeuta la farà nelle memorie associate: ricorda momenti in cui si sentiva male, abbattuta ma poi invece di mantenere il bisogno di essere curata ha dovuto badare a comportarsi bene per evitare la critica? Ricorda momenti in cui voleva giocare ma è stata rimproverata e messa in riga? E via dicendo.

Su questa base il terapeuta può formulare lo schema in modo corretto secondo la struttura TMI (Dimaggio, Ottavi, Popolo & Salvatore, 2019).

La formulazione corretta dello schema, ancorata alla parte sana, suona così. Mettiamo che il wish primario cadesse nel dominio dell’esplorazione, nella declinazione del gioco sociale.
“Chiara, è come se lei abbia la spinta sanissima, naturale, vitale a passare dei momenti di gioco, rilassamento, in cui si diverte. Lo abbiamo visto quando lei… Però è come se quello slancio avesse vita breve perché subito si confronta con un altro che non solo non la incoraggia, la supporta, si diverte al notare che lei è allegra. Anzi, l’altro è critico, sprezzante, esigente. A quel punto cosa succede? La spinta a giocare si spegne, si esaurisce e viene completamente sostituita dall’idea che l’altro l’abbia criticata e abbia anche fatto bene a farlo. Ora la sua attenzione è tutta sul proprio valore e quando è così dentro lì esiste soprattutto un’idea: che lei non valga niente, sia sbagliata difettosa. La critica lei a quel punto se la merita, ne è proprio convinta. Quindi dalla sua mente svanisce non solo l’idea di potere giocare e che è una cosa bella e naturale, ma anche di essere brava. Ormai l’idea di essere criticabile e meritare la critica domina la sua mente e spazza via tutto il resto”.

Una formulazione del genere si basa sulla parte sana, in particolare qui rimette in contatto la paziente con il wish primario. E poi spiega come il passaggio al rango e la presa di potere dell’immagine negativa di sé legata al rango sia avvenuta. 

Con una formulazione del genere è molto più facile che la nostra Chiara si senta capita e sostenuta nel recupero del desiderio sano. Poi, sì, subito ritornerà a pensarsi sbagliata e di scarso valore. E a quel punto può iniziare la costruzione dell’alleanza di lavoro. Come ridare spazio alle parti sane di sé?