Mamme tristi. La depressione post-partum, riconoscerla e curarla

Mamme tristi. La depressione post-partum, riconoscerla e curarla

Mamme tristi. La depressione post-partum, riconoscerla e curarla

(pubblicazione di Vittoria Galasso)

La maternità espone a molteplici cambiamenti, sia sul piano biologico che psicologico: continue richieste di accudimento del bambino, la necessità di una nuova organizzazione del tempo e delle proprie abitudini, le difficoltà nell’ambito lavorativo, solo per citare alcuni esempi. I momenti successivi al parto sono caratterizzati da uno stato di sovraffaticamento fisico ed emotivo legato all’evento ed alle richieste di accudimento del bambino, evocando vissuti emotivi complessi e contraddittori, spesso difficili per una donna da esprimere e condividere in famiglia perché vissuti come in contrasto con il clima familiare gioioso.

Questo evento implica soprattutto un cambiamento nella percezione della propria libertà personale, legato alle nuove responsabilità: la vita del neonato dipende totalmente da chi lo accudisce.

Una convinzione molto diffusa, quanto errata, è che l’istinto materno prevalga su qualsiasi altro stato mentale. Ma la realtà è spesso molto più complessa e sfumata. E’ frequente che la neo mamma viva emozioni diverse, complesse ed a volte anche contraddittorie. A rendere ancora più complessa questa fase, può contribuire un altro elemento. Ora che si sente stanca, dolorante e forse un po’ isolata e bisognosa di cure, può accadere che le attenzioni che per nove mesi le sono state rivolte in via esclusiva, vengano ora orientate al nuovo arrivato.

Nei giorni immediatamente successivi al parto è fisiologico che si possa manifestare un calo dell’umore, legato al cambiamento ormonale. Si tratta in questo caso di una sindrome benigna transitoria: il cosiddetto baby blues (o maternity blues). Questa condizione, caratterizzata da instabilità umorale e malinconia, sopraggiunge generalmente verso il terzo giorno, dura nella maggior parte dei casi solo per qualche settimana, e non va intesa quindi come un quadro patologico. Si manifesta con tristezza, fatica, tensione e desiderio di piangere senza ragione. L’incidenza di questo disturbo, indipendentemente dal contesto socio culturale, sembra essere presente tra il 50% e l’85% dei casi.

Nell’arco di un anno, circa il 10% – 20% delle donne va però incontro ad una cronicizzazione ed acutizzazione di questa sintomatologia che sfocia in una vera e propria depressione post natale.

I segni ed i sintomi della depressione post partum variano da una donna all’altra, ma elementi comuni che ne permettono il riconoscimento sono:

  • sentimento di impotenza
  • senso di colpa
  • spossatezza ed affaticamento
  • sensazione di essere cattiva
  • avere tutto il tempo desiderio di piangere
  • sentirsi sola
  • angoscia e sentimenti di morte
  • senso di costrizione
  • alterazione del ciclo sonno-veglia e disturbi dell’appetito
  • alterazione della concentrazione

Può accadere quindi di ritrovarsi improvvisamente con la sensazione di essere incapaci di far fronte ai compiti quotidiani senza saperne il perché. Numerosi fattori contribuiscono alla insorgenza della malattia quali fattori di rischio:

  • La presenza precedente la gravidanza di disturbi d’ansia o dell’umore
  • Caratteristiche di personalità specifiche, quali ad esempio la tendenza al perfezionismo ed una bassa autostima
  • Convinzioni disfunzionali sull’essere madre e sul bambino
  • Presenza di lutti o altri eventi traumatici recenti
  • Conflittualità nella coppia
  • Assenza di sostegno da parte del partner
  • Mancanza di supporto familiare e sociale
  • Preoccupazioni finanziarie o problemi lavorativi
  • Problemi di salute o nascita prematura del neonato
  • Difficoltà nell’allattamento

Questa sintomatologia risulta avere conseguenze sia nel breve che nel lungo periodo nella relazione madre bambino. Può alterare la qualità del rapporto, la vita di coppia, le relazioni familiari nel loro insieme. Anche lo sviluppo del bambino ne può risentire. Talvolta, questa condizione può perfino portare ad episodi di maltrattamento. Il rischio è che le donne tendano a banalizzare quanto provano oppure facciano fatica ad esprimere il proprio disagio in famiglia, temendo il giudizio.

Risulta pertanto fondamentale una diagnosi precoce che permetta un trattamento efficace ed una presa in carico della donna.

In base all’intensità dei sintomi, le cure potranno consistere in un intervento di psicoterapia, singola o di gruppo nonché familiare, unitamente ad un eventuale intervento psicofarmacologico.

La Terapia Metacognitiva Interpersonale consente un intervento efficace sull’insieme degli aspetti emotivi, cognitivi e relazionali, che causano la sofferenza.

Perfezionismo, bassa autostima, scarsa consapevolezza delle proprie emozioni, scarse strategie di coping per la gestione dello stress, tratti ossessivi, possono essere caratteristiche di personalità che contribuiscono all’insorgenza della depressione post partum.

Spesso le pazienti hanno difficoltà ad identificare i pensieri e le emozioni provate. La terapia accompagna la paziente alla scoperta, comprensione ed esplorazione dei propri stati mentali sottostanti al comportamento vissuto come problematico. Si aiuta la donna a capire cosa accade nella propria mente, cosa non funziona nelle relazioni interpersonali significative. L’obiettivo è quello di arrivare ad una comprensione più dettagliata possibile del funzionamento soggettivo della mente, al fine di promuovere il cambiamento.

Elemento centrale della terapia metacognitiva è spostare l’attenzione dall’evento (e dagli altri cambiamenti esterni) al mondo interno della donna, mettendosi all’ascolto di esso, ossia ai significati attribuiti alle circostanze, alla percezione che la donna ha di sé e degli altri, alle dinamiche intrapsichiche che ostacolano l’accesso ai desideri più profondi, precludendo uno stato di benessere.

La promozione del benessere nasce dalla comprensione dettagliata del proprio funzionamento mentale, che definisce le chiavi di lettura degli eventi esterni, generando previsioni negative sul futuro.

Tale lavoro favorirà l’adattamento alla nuova fase di vita ed alle nuove esigenze, permettendo alle mamme di ridurre la sofferenza soggettiva, sentendosi efficaci nel definire obiettivi ed effettuare scelte, formulare valutazioni, adeguare il proprio comportamento alle varie esigenze, del bambino, personali, gestendo nel contempo il proprio stato psico-emotivo unitamente agli altri aspetti relazionali familiari.

Una buona terapia può favorire la capacità di rilassarsi, relativizzare le difficoltà, superare momenti di stress. Permette inoltre di formare strategie di soluzione dei problemi legati alla nuova condizione, favorendo il superamento completo della sintomatologia. L’intero trattamento avviene con una attenzione costante al clima relazionale: modulazione, monitoraggio della relazione sono elementi centrali della terapia metacognitiva. Questo consente il superamento di eventuali timori del giudizio, sentimenti di colpa e vergogna o inadeguatezza che possono caratterizzare il vissuto di queste donne, ostacolando potenzialmente il coinvolgimento pieno nella terapia.