Mindfulness

Che cos’è la Mindfulness?

mindfulness

Mindfulness è un termine che si riferisce tanto a uno specifico stato mentale quanto a una pratica.

In quanto stato mentale, la parola mindfulness identifica uno stato di consapevolezza vigile, in cui l’attenzione viene intenzionalmente rivolta a registrare (non ad elaborare!) con sollecitudine ed accuratezza un ampio spettro di contenuti (sensoriali, cognitivi, emotivi) via via emergenti nello stato di coscienza del soggetto in un determinato momento. Lo stato mentale di mindfulness è piuttosto comune ma, generalmente, breve, transitorio e, soprattutto, involontario. Scopo della pratica di mindfulness è, per l’appunto, renderlo maggiormente stabile e frequente evocandolo volontariamente in vari contesti formali (sessioni di meditazione) e informali (momenti della vita quotidiana ordinaria).

Quando non è impegnata in compiti o relazioni interpersonali, la mente ordinaria tende a disperdersi, è caotica e indisciplinata oppure intorpidita; il più delle volte, rifugge da se stessa, teme di osservarsi. In alcuni casi, in presenza di emozioni negative, si disregola, amplificando il disagio emotivo e creando problemi secondari, come l’ansia patologica o la depressione. Al contrario, la pratica della mindfulness permette di prendere confidenza con la mente, esplorandola in modo delicato e non giudicante. Una corretta autoconsapevolezza così ottenuta, permette di affrontare con maggiore flessibilità e padronanza le emozioni dolorose, utilizzando strategie di fronteggiamento adattative e non-reattive. Inoltre aiuta a compiere scelte di vita razionali e funzionali, contribuendo a piegare la traiettoria esistenziale nella direzione del benessere e dell’autorealizzazione.


 

In cosa consiste la pratica della Mindfulness?

La Mindfulness è una pratica semplice, ma richiede di ritagliare nella giornata degli spazi dedicati all’osservazione della propria mente. Durante il training, i partecipanti vengono invitati a sedersi e vengono guidati a osservare la propria mente così come essa si presenta in quel momento, senza tentare di modificarla o di giudicarne i contenuti emergenti.


 

A cosa serve praticare la Mindfulness?

Ormai in più di dieci anni si sono accumulate una serie di evidenze scientifiche circa l’utilità della pratica di Mindfulness nel contrastare il pensiero rimuginativo negativo, e le emozioni ad esso connesse: l’ansia e la depressione. Diversi protocolli terapeutici sono stati valutati in studi controllati e randomizzati. I risultati provano l’efficacia (e l’efficienza) della pratica di Mindfulness in una serie di disturbi che vanno dai Disturbi d’Ansia (Ansia Sociale, Disturbo da Attacchi di Panico, Ipocondria, Disturbo Ossessivo Compulsivo) ai Disturbi Depressivi unipolari e bipolari, ai disturbi Somatoformi, ai disturbi correlati allo stress. La pratica di Mindfulness, va chiarito, non si sostituisce ai tradizionali approcci farmacologici e psicoterapeutici, ma si integra con essi, ponendosi come terapia di elezione nella prevenzione delle ricadute, soprattutto nei disturbi d’ansia e dell’umore. Tuttavia, i risultati della ricerca ci dicono che la pratica di Mindfulness è in grado non soltanto di produrre effetti positivi nel prevenire le ricadute, ma più in generale nel contribuire in maniera rilevante alla regolazione degli stati emotivi, alla soddisfazione di vita e al benessere generale dell’individuo.


 

Qual è l’origine della Mindfulness?

La midfulness come pratica è la trasposizione in ambito occidentale e laico di una serie di tecniche meditative elaborate dalla tradizione buddhista. In quel contesto, la mindfulness-stato mentale è identificata con il termine sati (in lingua pali, la lingua del canone scritturistico buddhista) o smrti (in sanscrito). Sati ha a che vedere con il ricordare e spesso viene tradotta con ‘rammemoramento costante’. Tale traduzione, se non correttamente intesa, può portarci fuori strada: Sati non è affatto lo stato in cui la mente è assorbita nei ricordi del passato, ma quello in cui ci si ricorda continuamente di essere svegli, presenti nel momento presente, vigili ed energici nel registrare ciò che accade. In sati, null’altro compito ha da assolvere la mente se non “la placida notazione” (Filippani Ronconi) dei contenuti “innocentemente emergenti” (Hoffstadter) nel flusso di coscienza, momento dopo momento. Continuando a seguire la via delle parole, il termine che, nella tradizione di origine, denota la mindfulness come pratica è vipassana (in pali, vipashyana in sanscrito). La parola, nella lingua d’origine, ha a che fare con l’osservare e il testimoniare, e solitamente viene tradotta con l’espressione “visione penetrativa” o “visione profonda”. Queste locuzioni spesso trascinano con sé interpretazioni metafisiche che nulla hanno a che vedere con il fenomeno in oggetto. Vipassana è l’esercizio di sati che conduce a vedere le cose in profondità, cioè come produzioni, in vario grado, della mente. La pratica di vipassana consente di comprendere in maniera esperienziale, procedurale, il modo in cui la mente determina la natura dei fenomeni e, in ultima analisi, ciò che siamo:

“Tutti i fenomeni sono preceduti dalla mente, sono guidati dalla mente, sono fatti di mente”

(Dhammapada, vers. 1).

In altre parole, la pratica di Vipassana (cioè della Mindfulness-pratica) ci consente di comprendere in profondità (cioè con l’esperienza) come la mente non solo medi, ma soprattutto determini l’impatto del mondo su di noi, producendo fenomeni fondamentali come la sensazione, la percezione, le emozioni e vari tipi di formazioni mentali (pensieri, immagini, aspettative, desideri, ecc.). Questa comprensione della mente attraverso la mente, consente di osservare meglio i fenomeni che ci fanno soffrire, di comprenderne meglio i contorni, al fine di agire con la necessaria lucidità e razionalità – nei casi in cui si può e si deve agire – o di accettarli con serenità – nei casi in cui si può e si deve accettare.